La Barnett Penetrator è considerata la “sorella minore” della blasonata e assai più famosa e diffusa Predator. A livello di estetica è molto simile, così come il carico di 175 libbre è il medesimo. Varia il power stroke, che nella Penetrator è di 12”, mentre nella Predator è 15”. Vi son altre differenze, come peso, energia cinetica o piedi al secondo, ma qui si entrerebbe in una comparativa e non è questa la volontà dell’analisi della balestra.

La Penetrator è una balestra che esteticamente si presenta molto bene: la colorazione Realtree è molto curata ed è presente sul corpo fucile nella sua totalità. Ne sono esclusi i flettenti, di color nero e il castello della weaver. La balestra si avvale del Shoot-thru Riser (brevetto Barnett), ovvero un riser in magnesio che integra la staffa di caricamento dove si uniscono i flettenti della balestra, rendendo maggiore il power stroke della balestra e rendendola di conseguenza più compatta. I cablaggi e la corda Crosswire, una corda ad alta efficienza della Barnett, assicurano un ottima spinta ed energia cinetica al dardo scagliato. La pista di volo non è in metallo, bensì in polimero. Ho notato che sulla pista di volo è presente una sorta di “gobbetta” verso la fine della medesima: credo che si tratti di un errore di stampo, che comunque non ne pregiudica la precisione (almeno fino a distanze di 60/70yardes). Stesso problema è stato segnalato dai proprietari della Predator…misteri della Barnett. La pista di volo è consigliato lubrificarla ogni 10 tiri circa, al fine di preservare corda e servine dallo sfregamento della stessa sulla pista di volo (viste anche le potenze in gioco).

La velocità dei dardi nella misura di 20” con il peso di 425 grani è di 350 fps: non male come velocità di uscita del dardo. La Penetrator viene fornita di serie con un’ottica Barnett 4×32 non illuminata, oppure con un red dot a tre punti sempre Barnett a seconda delle preferenze di tiro. La balestra viene inoltre corredata di faretra e tre dardi con punta field della Easton, modello Headhunter abbastanza validi e precisi, purtroppo però impossibili da reperire sul mercato italiano. Io, ad esempio, utilizzo dardi da 22” Carbon Express Mayhem o sempre da 22” Maxima Blue Streak, al fine di stressare meno i flettenti e rendere il volo del dardo più stabile.
Nella scatola, una volta acquistato il prodotto, troveremo la balestra smontata (corpo fucile e riser con arco), ottica o red dot, faretra, i tre dardi, chiavi in pollici per il montaggio e manutenzione della stessa, un tubetto di cera Barnett in stick, istruzioni e cartolina per la garanzia di 5 anni. Il montaggio della balestra è molto veloce e non dà nessun problema di sorta: in un quarto d’ora si ha la balestra pronta al tiro

La Penetrator non è per nulla una balestra leggera, infatti il suo peso si sente eccome nel tiro all’imbracciata. Il peso, ovviamente non viene avvertito se la propria predilezione è il tiro da seduti o quello sdraiato. Nel tiro da sdraiati in modalità sniper il calciolo risulta troppo corto e il poggiaguancia è quasi inesistente. Se si è dediti a questo tipo di tiro è meglio modificare maggiormente il calcio spessorandolo posteriormente con della gommapiuma e costruire artigianalmente un poggiaguancia maggiormente pronunciato.

La balestra è equipaggiata con il sistema anti dry fire, sempre molto utile e della sicura automatica che si attiva nel momento della carica della corda. Vi è inoltre presente un sistema per il quale se il dardo caricato non è esattamente nella giusta posizione di caricamento (con l’aletta di controllo verso il basso), la sicura non può essere rimossa. Stessa situazione se non si utilizzano i dardi half moon. Se dovesse essere caricato un dardo con codolo flat, nello stesso caso la sicura non potrebbe essere sbloccata; inoltre i dardi con codolo piatto sono assai sconsigliati da Barnett, in quanto potrebbero causare un improvviso dry fire inaspettato.

L’impugnatura della balestra è di tipo a pistola, molto ergonomica e che rende la posizione della mano molto stabile e sicura sull’impugnatura sia durante il tiro all’imbracciata, sia durante il tiro da seduti o da sdraiati.

La corsa del grilletto è abbastanza corta, ma trovo lo sgancio un po’ troppo duro e poco omogeneo, anche se il carico da applicare per lo scatto è di sole 3,5 libbre. Lo scocco del dardo è molto cattivo e brutale, il rinculo della balestra è abbastanza pronunciato e il rumore è alquanto secco e potente. Trovo quindi la Barnett Penetrator una balestra rude ma facilmente gestibile anche se si ha poca pratica con il tiro. Sicuramente consigliata, sia a neofiti, sia ad esperti che magari cercano una seconda balestra non troppo cara ma comunque seria e non “giocattolosa”.

Sulla mia ho montato l’argano di aiuto caricamento, ovvero il Crank Cocking Device, che riduce la forza applicata per la carica dei flettenti a poco più di 16 libbre. L’optional si inserisce nel calciolo in modo molto discreto e senza disturbare la linea originale della balestra: solo il montaggio risulta un po’ ostico, ma nulla di impossibile. Il costo però del CCD, almeno sul mercato italiano, è abbastanza alto.

Sulla slitta weaver inferiore ho provveduto ad installare, al posto della faretra, una bipede della UTG il quale è molto utile nel tiro sdraiati o seduti al tavolino.

Come ottica ho rimosso l’originale Barnett 4X32 e ho optato sempre per un’ ottica con ingrandimenti uguali, però Carbon Express CX illuminata a due colori al quale ho aggiunto un anello con bolla di livello. Non vi sono differenze di sorta rispetto all’originale Barnett in dotazione, ma la mia scelta è stata solo sfizio personale.

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